Caregiver familiare: chi è e cosa sapere
Prendersi cura dei propri cari e assisterli nel momento del bisogno è prassi piuttosto comune; soprattutto quando i genitori, o i parenti più prossimi, invecchiano e necessitano di cure e attenzioni costanti, figli e nipoti formano un vero e proprio esercito che – a titolo totalmente gratuito – si mette a servizio dell’assistito.
In un Paese come l’Italia che, nei prossimi anni, presenterà una popolazione con età decisamente avanzata, la figura del caregiver sta assumendo una rilevanza sempre maggiore e, pertanto, deve essere approfondita.
Forse è meglio dire “dovrebbe”, però, dato che sempre in Italia il caregiver non rientra tra le figure riconosciute e, di conseguenza, non gode di alcun diritto, né privilegio. Nella maggior parte dei casi, il ruolo del caregiver è semplicemente improvvisato: un anziano sta male, ha bisogno, e un parente prossimo si trasforma improvvisamente in badante, infermiere, psicologo, tassista e chi più ne ha, più ne metta.
Una condizione abbastanza deprimente e poco incoraggiante per tutti coloro che, volenti o nolenti, si ritrovano “costretti” a ricoprire questo ruolo. E proprio per questo è molto importante sapere chi sia il caregiver, di cosa debba occuparsi e quali dovrebbero essere le sue competenze.
Chi è il caregiver?
Il termine “caregiver” deriva dall’inglese e indica chi si occupa di una persona non autosufficiente. Di solito, si parla di caregiver familiare, quindi di un parente che si prende cura di un anziano o un malato bisognoso di assistenza continua.
Ed è qui che sorge la prima caratteristica del caregiver, che non è affatto una figura professionale esterna e pagata per il servizio che offre (come può essere quella della badante o dell’infermiere) ma, piuttosto, di un parente che, per scelta o per necessità, assiste un suo caro a titolo gratuito.
Nel caso in cui nessun familiare fosse disponibile nell’occuparsi del parente, allora è possibile valutare altre opzioni:
- ricoverare l’anziano presso una casa di riposo;
- assumere un caregiver professionale.
Ovviamente si tratta, in entrambi i casi, di soluzioni che comportano un importante impegno economico, quindi bisogna valutare attentamente prima di prendere una decisione definitiva.
Quali sono i requisiti per diventare caregiver?
Secondo le normative vigenti, per essere riconosciuti come caregiver (e poter godere, quindi, di alcune agevolazioni) è necessario possedere determinati requisiti, quali:
- l’assistenza deve essere svolta a titolo gratuito e in modo continuato;
- un solo familiare può essere riconosciuto come caregiver;
- l’assistito deve essere riconosciuto come portatore di handicap grave;
- la nomina di caregiver deve essere fatta dall’assistito.
Quali sono le agevolazioni per il caregiver?
Se il familiare possiede i requisiti sopra elencati e può essere “eletto” caregiver, allora ha accesso ad alcune agevolazioni (a fronte dell’impegno fisico, emotivo e anche economico). In particolare, il caregiver che assiste una persona affetta da patologia cronica degenerativa può fare riferimento alle seguenti misure:
- legge 104/92, “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone diversamente abili”, che prevede dei permessi singoli per i dipendenti di un’azienda, nel caso in cui assistano familiari con disabilità gravi che siano di fatto entro il secondo grado di parentela;
- bonus caregiver, che prevede numerose misure a sostegno di disabili, persone anziane e caregiver familiari;
- detrazioni fiscali per assistenza, qualora il reddito dell’assistito sia inferiore a 2840,51 euro all’anno; questo, infatti, risulta fiscalmente a carico dei propri familiari che, di conseguenza, hanno diritto a una detrazione sull’Irpef (che è tanto maggiore quanto più basso è il reddito familiare).
Per avere maggiori informazioni ci si può rivolgere al proprio commercialista o al Caf di fiducia.
Quali sono i compiti del caregiver?
I compiti che ogni caregiver deve assolvere sono numerosi, spaziano dall’assistenza diretta alla sorveglianza passiva e variano in base alla patologia e all’autonomia dell’assistito. Per quanto riguarda l’assistenza diretta, in particolare, il caregiver dovrebbe:
- aiutare l’assistito nell’igiene quotidiana;
- cambiare il pannolone in caso di incontinenza urinaria e/o fecale;
- preparare e somministrare i pasti;
- somministrate eventuali farmaci;
- organizzare le visite mediche;
- accompagnare l’assistito alle visite mediche in ospedale o presso ambulatori privati;
- gestire le pratiche amministrative e burocratiche;
- acquistare gli ausili di assistenza.
In merito, invece, alla sorveglianza passiva, il caregiver dovrebbe monitorare costantemente la situazione nel caso in cui l’assistito sia allettato, oppure se possa diventare pericoloso per se stesso e/o per gli altri (come nei casi di Alzheimer e demenza senile).
Chi si prende cura del caregiver?
Si sente spesso dire che il caregiver sia una sorta di angelo custode, una persona talmente buona da riuscire a mettersi da parte per dare priorità alle esigenze del suo assistito. Tutto vero, ma è bene rimanere sempre entro certi limiti: anche il caregiver è una persona, con sentimenti da rispettare e una vita privata da tutelare, ed è opportuno che la sua sfera privata non venga intaccata.
Prendersi cura di un caro malato (fisicamente o mentalmente) è davvero faticoso e, alla lunga, può diventare avvilente, stressante e fonte di disagio. Pertanto, è consigliato a chiunque voglia diventare (o debba diventare) caregiver di farsi supportare a livello psicologico, ricorrendo magari a psicoterapeuti professionisti specializzati proprio su questo tema, in modo da evitare qualsiasi “effetto collaterale” del ruolo ricoperto e preservare la propria salute sia fisica, sia (soprattutto) mentale.
Per prendersi cura degli altri, in fondo, bisogna in primis aver cura di se stessi.