Stitichezza anziani: quando preoccuparsi
Sono numerose le persone che soffrono di stitichezza, a prescindere dall’età; sono diversi, infatti, i fattori che possono comportare l’insorgere di questa condizione e, man mano che si invecchia, la tendenza diventa sempre più accentuata.
Con il termine stitichezza (o stipsi) si fa riferimento alla difficoltà o alla scarsa frequenza di evacuazione, così come alla presenza di feci dure o alla sensazione di svuotamento parziale dopo essere passati dal bagno.
A volte si tende a pensare di soffrire di stitichezza se non si evacua almeno una volta al giorno, ma non è così: è normale evacuare da 1 a 3 volte al giorno, così come 2 o 3 volte a settimana, quindi una frequenza minore non indica necessariamente un problema. La diagnosi di stitichezza si ottiene, invece, quando si evacua 2 o meno volte a settimana per almeno 2-3 settimane consecutive e se l’operazione viene accompagnata da dolore, fastidio addominale e sensazione di mancato svuotamento.
La stitichezza tende a comparire con più facilità una volta superati i 70 anni e sono diversi i fattori che possono compartecipare:
- apporto insufficiente di liquidi e fibre con l’alimentazione;
- utilizzo improprio e prolungato di lassativi;
trattenere le feci; - vita sedentaria e/o scarsa attività fisica;
- assunzione di farmaci con effetti collaterali costipanti;
- ridotto tono muscolare.
Dato l’elenco, appare evidente il perché siano le persone anziane quelle maggiormente colpite da stipsi: si muovono meno (spesso sono costretta a rimanere a letto a lungo), a volte non prestano attenzione a ciò che mangiano, rimandano lo stimolo a evacuare (a volte anche per via della mancanza di privacy all’interno di ospedali o case di riposo) e possono subire influenze di natura psicologica (depressione, ansia e deterioramento cognitivo).
Negli anziani è molto importante prestare attenzione alla stitichezza perché, se non opportunamente trattata, può provocare stasi di feci che, a sua volta, comporta l’indurimento delle stesse e la formazione di fecalomi.
Come trattare la stitichezza negli anziani
Il primo passo da compiere per trattare (e prevenire) la stitichezza nei pazienti anziani è attraverso una buona educazione intestinale:
- bere 1,5 litri di acqua al giorno;
- aumentare l’apporto di fibre con la dieta (almeno 15-20 gr al giorno);
- praticare regolare attività fisica.
L’esercizio motorio deve essere ovviamente commisurato alle capacità fisiche della persona anziana e va benissimo anche una camminata di 15-20 minuti (una o due volte al giorno) se si gode di buona mobilità. In presenza di soggetti con scarsa mobilità, invece, si può optare per delle brevi deambulazioni di circa 15 metri almeno due volte al giorno, mentre per gli anziani allettati bisogna eseguire alcuni esercizi mirati come l’inclinazione pelvica, la rotazione della base del tronco e i sollevamenti delle gambe per 15-20 minuti e almeno due volte al giorno.
Ma non solo, perché è opportuno anche:
- andare in bagno entro 5-15 minuti successivi alla colazione ed entro 30-40 minuti dopo i pasti, così da sfruttare il cosiddetto “riflesso gastro-colico”;
- evacuare alla stessa ora ogni giorno;
- limitare l’assunzione di tè e caffè;
- facilitare l’evacuazione assumendo una posizione accovacciata appoggiando i piedi su uno sgabello e piegando leggermente in avanti l’addome.
Gli anziani che hanno scarsa mobilità dovrebbero sempre preferire l’utilizzo della toilette e limitare quello della padella da letto, dato che li costringe ad assumere una posizione scomoda e innaturale. Se si tratta, invece, di anziani allettati è possibile ricorrere alla posizione laterale sinistra, che facilita il passaggio delle feci attraverso il colon discendente.
Trattare la stitichezza negli anziani con i lassativi
Se, nonostante si seguano corrette abitudini alimentari e uno stile di vita adeguato, la situazione non dovesse migliorare, allora si può procedere con l’assunzione di lassativi che, solitamente, vengono classificati in base alla loro modalità di azione:
- agenti formanti massa: come crusca e psillio, aggiungono massa alle feci e assorbono acqua, stimolando così le contrazioni fisiologiche dell’intestino e rendendo le feci più molli. Si tratta di prodotti che agiscono lentamente, quindi assicurano un modo sicuro per evacuare con regolarità. Se si decide di assumerli bisogna, al contempo, bere tantissimo;
- lassativi emollienti della feci: come l’olio di vasellina, agiscono lentamente per ammorbidire le feci e facilitarne l’espulsione. Sono particolarmente indicati per gli anziani che non possono compiere sforzi fisici;
- lassativi osmotici: sono costituiti da sali o zuccheri scarsamente assorbiti che richiamano grandi quantità di acqua e sali minerali nel lume intestinali, così da rendere le feci molli e poco compatte;
- lassativi stimolanti: come bisacodile, senna e rabarbaro, contengono sostanze di sintesi o naturali che stimolano le pareti intestinali facilitando la peristalsi. Si rivelano molto utili in caso di stitichezza occasionale, oppure per svuotare l’intestino prima di un esame diagnostico. Da assumere con parsimonia, dato che potrebbero provocare dipendenza e la sindrome dell’intestino pigro;
- clisteri: hanno azione immediata e lavano via meccanicamente le feci sia dal retto, sia dalla parte inferiore dell’intestino crasso. Il miglior liquido da utilizzare è l’acqua tiepida o a temperatura ambiente, ma alcune tipologie contengono anche sali (fosfati) o piccole quantità di sapone con azione stimolante.
Un trattamento a parte è riservato al fecaloma, sul quale non si può intervenire solo modificando la dieta o utilizzando lassativi; si inizia con i clisteri a base di acqua corrente e, se non funziona, si procede con opportuno manovre da parte del medico o di personale infermieristico specializzato.