Solitudine anziani: come combatterla

Quello delle persone anziane è un mondo caratterizzato da numerose sfaccettature, molte delle quali richiedono più attenzione di altre; tra queste rientra anche la solitudine, un aspetto che nel corso degli anni si sta rivelando sempre più un’emergenza sociale da non dover assolutamente sottovalutare.

Uno stato depressivo nel soggetto anziano può derivare dalla mancanza di relazioni importanti o di un sostegno psicologico efficace e, alla lunga, può avere conseguenze gravissime sul suo benessere psicofisico.

Per fortuna, è possibile contrastare questo stato d’animo attraverso la giusta assistenza e i dovuti accorgimenti, evitando che la situazione degeneri comportando (nel peggiore dei casi) anche morte prematura.

La solitudine colpisce anche anziani autosufficienti

Solitamente, la solitudine scaturisce negli anziani malati o non autosufficienti: secondo i dati riportati dall’Istat, in Italia oltre 2,7 milioni di over 75 su 6,9 milioni manifestano gravi difficoltà motorie, comorbilità e autonomia compromessa e 1,2 milioni di questi non ricevono l’adeguato supporto.

Ma la solitudine non riguarda solo gli anziani non più autonomi, dato che tantissimi pazienti perfettamente autosufficienti vivono questo stato d’animo per le ragioni più svariate: vivono da soli, sono vedovi, non hanno figli né amici. A volte anche le condizioni sociali non aiutano e possono contribuire a una situazione di isolamento.
La pandemia da Covid-19, poi, non ha aiutato per niente, anzi: ha solo influito negativamente sul senso di solitudine ed esclusione da qualsiasi condizione sociale.

Le conseguenze della solitudine negli anziani

Come accennato precedentemente, uno stato di solitudine può compromettere irrimediabilmente la salute del paziente anziano, facendolo incorrere soprattutto nella depressione. Secondo numerosi studi, infatti, stare isolati per troppo tempo contribuisce all’aumento dei livelli di cortisolo, cioè l’ormone dello stress, il che incrementa i disturbi del sonno, riduce la risposta del sistema immunitario e spinge verso una morte prematura.

Altri studi, invece, hanno riscontrato nella solitudine la principale causa di ansia sociale e disturbo ossessivo-compulsivo e il suo collegamento con demenza e disturbi neurocognitivi.

Considerando che la depressione è collegata alla solitudine per via della perdita delle relazioni sociali e che gli anziani fanno sicuramente più fatica a stringere nuovi legami affettivi, appare evidente come siano più soggetti; spesso i figli vanno ad abitare lontano, non incontrano mai i nipoti e anche all’interno di Rsa o case di cura non riescono a stringere nuovi rapporti di amicizia.

Come rimediare alla solitudine negli anziani

Il primo passo da compiere per aiutare un paziente anziano a scacciare via il senso di solitudine che lo opprime è di aiutarlo a soddisfare i suoi bisogno emotivi. In che modo? Spingendolo a coltivare relazioni e interessi, così da creare una rete sociale intorno a sé che lo faccia sentire coinvolto e partecipe e, quindi, non più da solo.

rimedi-solitudine-anziani

Le attività che si possono proporre sono diverse e puntano a tenere viva memoria, attenzione, concentrazione e coordinazione, tutte caratteristiche che con l’avanzare dell’età tendono inevitabilmente a deteriorarsi. Stare in compagnia e mantenersi attivi, al contrario, apporta numerosi benefici e aiuta a prevenire patologie di carattere neurocognitivo.

Ecco qualche esempio:

  • leggere libri e giornali;
  • giocare con puzzle, cruciverba, carte e giochi da tavolo;
  • suonare uno strumento e/o cantare;
  • fare giardinaggio;
  • partecipare a laboratori manuali di cucina o artigianato;
  • fare pet therapy.

Si tratta di attività che non solo favoriscono la socializzazione, ma aiutano a mantenere allenate tutte le funzioni cognitive.

Personale specializzato a cui rivolgersi

In presenza di un anziano solo, che manifesta chiari sintomi depressivi, è sempre opportuno fare riferimento a personale specializzato. In molti casi, infatti, i familiari da soli non riescono a ottenere ottimi risultati, soprattutto quando il paziente è affetto da altre patologie; ecco perché subentrano operatori qualificati che, grazie alla loro esperienza, possono aiutare gli anziani a condurre una vita abbastanza autonoma e a soddisfare i loro bisogni primari.

Le principali figure di riferimento sono:

  • badanti, che possono fornire assistenza domestica e supportare gli anziani non autosufficienti. Solitamente si occupano anche di far seguire all’anziano le terapie prescritte dal medico e di accompagnarlo in occasione di visite e controlli. Si tratta di una figura molto importante, che fornisce al paziente anche sostegno morale e psicologico. Non a caso, infatti, la badante deve essere scelta con cura;
  • infermieri, estremamente preziosi quando bisogna occuparsi di anziani con patologie che necessitano di assistenza sanitaria a domicilio. Tra le prestazioni che può offrire rientrano la somministrazione di terapie iniettive, l’applicazione di cateteri, il trattamento di ustioni, ferite, piaghe da decubito e tutte le cure prescritte a seguito di un intervento chirurgico. Un infermiere, poi, non può mai mancare accanto ad anziani affetti da Alzheimer, Parkinson e demenza;
  • OSS, cioè gli operatori socio sanitari che, come gli infermieri, eseguono terapie domiciliari. Possono aiutare gli anziani nelle attività quotidiane e nella cura della loro persona, nell’assunzione di medicinali e nella socializzazione. Essendo una via di mezzo tra un badante e un infermiere, l’OSS si rivela una figura molto importante sia dal punto di vista sociale, che da quello emotivo.

In ogni caso, qualsiasi anziano che si senta particolarmente solo va ascoltato e aiutato. Se vive ancora in casa è compito dei familiari trovare la soluzione più adatta, in modo da non farlo sentire abbandonato; se si trova già all’interno di una residenza per anziani, spetta al personale interno organizzare terapie e attività mirate a prevenire uno stato depressivo e a dargli un valido motivo per continuare a vivere.