Il ruolo centrale della Geriatria nella cura dei senior

di Francesca Pavesi

Il metodo geriatrico, basato su un approccio multidimensionale, è fondamentale per identificare l’anziano fragile e le aree per un intervento sempre più personalizzato

Solo l’approccio olistico della Geriatria può dare le risposte appropriate alla popolazione anziana. È necessaria una forte presa di coscienza contro la deriva ageistica discriminante, emersa in questi mesi”. Questo, in sintesi, il pensiero del prof. Alberto Pilotto, Presidente SIGOT, sul ruolo della Geriatria, in occasione della 34a edizione del Congresso Nazionale della Società.

“Negli ultimi anni la Geriatria si è confermata disciplina medica innovativa e strategica per la cura delle malattie acute e la gestione personalizzata di quelle croniche; capace anche di integrare le conoscenze di altre discipline sanitarie, incluse le chirurgiche. I provvedimenti concreti auspicati da noi Geriatri sono un adeguamento dei posti letto ospedalieri di Geriatria che sono carenti in alcune Regioni; l’introduzione del metodo geriatrico, basato su un approccio multidimensionale, per identificare l’anziano fragile e le aree per un intervento personalizzato; il rafforzamento del ruolo delle tecnologie, inclusa la telemedicina; il coinvolgimento del maggior numero di soggetti anziani nei percorsi di prevenzione incluse le vaccinazioni stagionali”.

ANZIANI E FRAGILITÀ

La definizione di “anziano fragile” fa riferimento a quel soggetto che di fronte a un evento di stress non è in grado di rispondere in maniera adeguata e quindi soccombe, con un aumentato rischio di eventi negativi. L’età non può fornire indicazioni precise sulla prognosi del soggetto: è necessario valutare il grado
di fragilità del paziente, che è dato dalle comorbidità e dall’assetto funzionale, cognitivo e psicosociale dell’individuo.

“Questa valutazione multidimensionale è molto importante nell’approccio clinico all’anziano, tanto che negli ultimi decenni la Geriatria ha promosso la metodologia della valutazione multidimensionale come strumento cruciale per la prevenzione e la cura dell’anziano. SIGOT è da anni impegnata in ricerche improntate al ruolo essenziale dell’approccio multi-dimensionale come strumento specialistico geriatrico in grado di garantire la risposta di cura più appropriata agli anziani ed in particolare a quelli più fragili, con una metodologia trasversale a tutti i servizi di cura dall’ospedale al territorio” conclude Pilotto.

PERCHÉ UN GERIATRA IN RSA?

“Forse poiché se per professione sa fare diagnosi e prescrivere terapie ai soggetti con età avanzata, per cultura umanitaria sa anche misurare le loro necessità assistenziali, spesso accentuate proprio dalla malattia acuta o dallo scompenso di quelle da cui cronicamente sono afflitti” spiega la dottoressa Telly Marino, Medico Geriatra e Direttore Sanitario della RSA Oasi di Cerro Maggiore.

“E poiché curare gli Anziani di domani significa anche aiutare le Persone oggi ancora non anziane a prevenire gli effetti più severi dell’invecchiamento. Nella Casa di Riposo, un Geriatra può e deve dare il proprio contributo alla conservazione dei migliori livelli di salute e autonomia globale di chi raggiunge soglie
di età avanzata che, molti anni fa, erano impensabili. Da questa presa di coscienza è andata maturando la necessità di estendere la conoscenza dei problemi di salute di chi invecchia alla disamina, misura e valutazione critica delle sue esigenze biologiche, fisiche, psicologiche, etiche e religiose fino anche a occuparsi
delle più intime problematiche del “fine vita”.

Oggi, infatti, l’anziano, ha trovato assistenza non più nel cuore della famiglia patriarcale ma nella RSA che, con il progressivo allungarsi della vita, rispondono ai bisogni e alle necessità sia del grande anziano sia dell’anziano “malato”, con interventi attivi volti al mantenimento e al recupero delle capacità residue e
tenendo conto delle esperienze di ciascuna persona”.

QUAL È OGGI L’APPROCCIO ALL’ANZIANO
IN RSA?

“L’anziano – spiega la dottoressa – è diventato un soggetto da osservare, misurare e studiare, per dare risposte sempre più peculiari, basate su evidenze scientifiche. Il modello della valutazione multidimensionale (VMD) ha guidato le scelte cliniche, assistenziali e gestionali descrivendo l’individuo secondo un modello multi-assiale e cercando di ricostruirne la complessità dei bisogni e dei problemi.

Attraverso l’analisi delle aree clinica, cognitiva, funzionale e socio-economico ambientale si è cercato di descrivere e dare risposte a un sistema complesso, quello dell’individuo senescente, passando da un approccio centrato sulla malattia a uno focalizzato sul malato, e dal processo diagnostico-terapeutico a una gestione della dimensione sociale, culturale e psicologica.

La valutazione multidimensionale ha dimostrato di poter migliorare la qualità di vita dell’anziano istituzionalizzato riducendone il declino funzionale, contenendo i costi assistenziali e soprattutto riducendo l’ospedalizzazione, e non ultimo si è rivelata uno strumento in grado di migliorare la formazione del personale. Sono stati fatti notevoli sforzi per abbandonare il tradizionale modello di cura e assistenza
lineare ed analitico a favore di un modello dinamico e adattativo in cui si considerano le interazioni dell’individuo con l’ambiente e la società.

Anche le Istituzioni si sono evolute in questa direzione, richiedendo con puntualità l’analisi di indici, indicatori e di eventi sentinella che dimostrassero una buona assistenza. Viene richiesta inoltre una sempre maggiore competenza nell’identificazione di situazioni prevedibili e modificabili (malnutrizione,
ulcere cutanee, cadute con le complicanze fratturative…) attraverso la realizzazione di programmi di individuazione dei soggetti a rischio specifico e di prevenzione. Negli ultimi anni hanno, inoltre guadagnato notevole importanza la gestione del dolore ed in particolare la capacità di identificarne le molteplici forme in cui può essere espresso e l’esperienza della morte”.

QUALE SARÀ IL PROSSIMO PASSO?

“È necessaria già oggi un’ulteriore evoluzione all’interno dei servizi residenziali, per comprendere e dare risposte ad un sistema complesso, realizzando un canale comunicativo quotidiano tra professionisti, operatori e utenti che permetta di discutere e condividere obiettivi e strategie d’azione”