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Cohousing anziani: come funziona

Il termine anglosassone potrebbe confondere ma forse, tradotto in italiano, può essere più facilmente comprensibile: il cohousing non è altro che la coabitazione e consiste in un termine coniato negli anni Ottanta da due architetti americani che, in occasione di un soggiorno a Copenaghen, si innamorarono dell’idea di co-abitare in luoghi condivisi.

Nord Europa e Nord America hanno una grande esperienza in fatto di cohousing, che ispira numerose persone desiderose di convivere con altri individui per ottenere benefici sociali, economici e ambientali. Si tratta prevalentemente di famiglie, coppie, single e anziani e, soprattutto questi ultimi, rientrano tra coloro che riescono a trarre i maggiori vantaggi sia a livello fisico, che psicologico.

Scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta!

Caratteristiche del cohousing per anziani

L’interesse crescente nei confronti del cohousing può definirsi fisiologico considerando che, secondo le previsioni Eurostat, gli anziani occuperanno oltre il 30% della popolazione occidentale entro il 2060. In un contesto socioculturale che allunga le prospettive di vita e che esclude, in linea di massima, la cura dei genitori da parte dei figli, appare scontato che bisognerà intervenire diversamente.

Il cohousing per anziani non ha requisiti di accesso particolari e non richiede la partecipazione a un progetto di vita totalizzante, anzi: è richiesta semplicemente la condivisione della propria sfera privata con altre persone, in nome della socialità, e di mantenere una certa autonomia nella gestione delle proprie attività quotidiane.

Cohousing per anziani in Europa

Alcuni Paesi europei come Regno Unito, Francia e Germania investono ormai da diversi anni nel cohousing per anziani: esistono numerose abitazioni in zone residenziali destinate proprio a persone di una certa età, costituite da condomini o alloggi indipendenti caratterizzati da appartamenti singoli ma con spazi comuni. Alcune residenze per anziani arrivano anche a ospitare una casa di riposo al loro interno, in modo da fornire i servizi di assistenza necessari. Chi decide di aderire può affittare o acquistare l’abitazione.

In Italia il cohousing è ancora molto indietro ma, se in futuro si riuscisse a dargli l’attenzione che merita, si potrebbero tenere conto delle attuali condizioni delle persone anziane: l’80% vive in casa di proprietà e 7 su 10 hanno almeno più di mezzo secolo di vita, quindi si potrebbero prevedere strutture in quartieri centrali delle città capoluogo, con bilocali intorno ai 60mq e con un 10% di spazi comuni; una quota di residenza sarebbe destinata a un uso temporaneo, per poi includere servizi di base come piscina, palestra e ristorante e servizi extra come assistenza e trasporti. I cohousers, inoltre, dovrebbero avere un reddito medio annuo compreso tra i 20mila e i 30mila euro.

Secondo gli esperti, una soluzione di questo tipo farebbe risparmiare fino al 30%.

Cohousing e case di riposo: vantaggi e differenze

La maggior parte delle strutture destinate agli over 75 si trovano prevalentemente al nord Italia: il 35,6% è dedicato ad anziani non autosufficienti, il 38,2% a soggetti misti, mentre il 6,4% ad anziani perfettamente autonomi.

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Il senior cohousing punta proprio a quest’ultima fetta di persone anziani, che non necessitano di una vera e propria casa di riposo, dato che sono perfettamente autosufficienti; così facendo potrebbero mantenere la propria autonomia e la propria privacy condividendo solo alcuni spazi e determinate attività quotidiane per combattere la solitudine e mantenere viva la loro vita sociale.

Strutture di cohousing per anziani in Italia

Come già accennato, l’Italia è molto indietro sul fronte senior cohousing e le strutture dedicate sono veramente poche. La maggior parte sono sostenute da Enel Cuore e sono così suddivise:

  • Valle d’Aosta: a Nus è stata inaugurata la casa-famiglia per anziani autosufficienti “La Bonne Maison”;
  • Piemonte: a Novara, all’interno del Villaggio Dalmazia, si trovano 3 appartamenti destinati al cohousing. Lo stesso vale per l’abitazione dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, ribattezzata con il nome di “Casa Simeone e Anna”; un’altra casa si trova a Crevacuore e a Beinette, in provincia di Cuneo, sorge il cohousing di “Casa Nostra”;
  • Lombardia: un cohousing per anziani è presente nel Borgo Sostenibile di Figino, a Milano, mentre a Bergamo la struttura Domitys Quarto Verde ha destinato 124 appartamenti agli anziani;
  • Veneto: a Treviso è nato Borgo Mazzini Smart Cohousing, mentre a Padova il cohousing per anziane in località Arcella è sostenuto dalla Comunità di Sant’Egidio;
  • Trentino: si trovano per due esperimenti di cohousing, uno a Vela (“Casa alla Vela”) e uno in Val di Non (“Casa Cles”);
  • Friuli-Venezia Giulia: si trovano “Casa Egidio” a Pordenone e “Casa Blu” a Trieste;
  • Liguria: Villa Marta di Betania, a Genova, ospita una comunità per anziani non autosufficienti, mentre nel quartiere Carignano sorge “Convivenza solidale Roberto Bianchi”;
  • Toscana: a Zambra, in provincia di Pisa, “Isaro Casarosa” accoglie over 65 autosufficienti; a Grosseto, “Casa Francesco Mocciaro” ospita chi non può contare sull’aiuto dei parenti; a Lucca, “Cohousing del Moro” è aperto a tutti gli over 60;
  • Emilia-Romagna: “Ca’ Nostra” a Modena e “Solidaria” a Ferrara sono tra i primi esempi di cohousing per anziani in Italia;
  • Lazio: Roma Capitale ha aperto “Casa Giada” in zona La Giustiniana, “Casa Gaia” in zona Torre Gaia, “Casa delle Viole” in zona Monteverde
  • Umbria: a Terni si trova “Casa Mia”, destinata a persone autosufficienti o con piccole disabilità;
  • Campania: Nonninsieme” a Cava De’ Tirreni, provincia di Salerno, è nato per ospitare over 65 autonomi o con lievi necessità di assistenza.