Quando ricoverare un malato di alzheimer?
Quando ci si prende cura di un familiare affetto da Alzheimer potrebbe arrivare, prima o poi, il momento di prendere una grande decisione: ricoverarlo in un’apposita struttura. I motivi che spingono a una scelta simile sono, di solito, due: la perdita di autonomia da parte dell’assistito, oppure il bisogno di un aiuto costante e specializzato per chi assiste.
A un certo punto, infatti, il sostegno del caregiver potrebbe non bastare più e il ricovero rimane l’unica soluzione possibile. Ma quali sono i segnali da tenere in considerazione per capire che sia effettivamente il caso di procedere su questa direzione:
Deterioramento fisico
L’Alzheimer, purtroppo, comporta un inevitabile deterioramento fisico, che conduce il paziente a perdere non solo la propria autonomia, ma anche la consapevolezza e la capacità nello svolgimento anche delle attività quotidiane di routine.
Al contempo, il paziente può anche dimagrire troppo e velocemente, così come dimenticare di curare la propria igiene personale, magari non pettinandosi o non facendosi la barba. Questi sono piccoli ma chiari segnali di qualcosa che non sta andando per il verso giusto.
Perdita dell’autonomia
Per gli anziani, a un certo punto, è quasi naturale la perdita di autonomia; nel caso in cui un anziano vivesse da solo, per il caregiver potrebbe essere difficile accorgersi del cambiamento, quindi è molto importante prestare attenzione in tutte le occasioni possibili. Nello specifico, il paziente potrebbe non avere più sotto controllo la gestione:
- delle medicine, nella loro quantità e nell’orario di somministrazione;
- dei soldi;
- dei conti e delle bollette da pagare;
- dei propri pasti;
- della propria automobile, se ancora capace di guidare.
Se l’anziano non è più in grado di portare a termine queste attività in modo del tutto autonomo, allora continuare a vivere da solo potrebbe seriamente mettere a rischio la sua salute.
Mancanza di cura per la casa
Una casa trascurata è un altro fattore da tenere sotto controllo: sporcizia, oggetti accumulati, piante mal curate o animali domestici quasi dimenticati rientrano tra le mancanze più comuni.
Compito del caregiver, in questi casi, è di perlustrare la cucina e controllare soprattutto i prodotti alimentari, buttando quelli eventualmente scaduti o andati a male. A seguire si deve passare agli elettrodomestici, per valutare se funzionino correttamente. Infine, si dovrebbero controllare anche pentole e utensili, per vedere se ce ne siano di danneggiati; chi soffre di Alzheimer, si sa, tende a perdere la memoria a breve termine e potrebbe lasciare una pentola sul fuoco o un bicchiere rotto da qualche parte anche per lungo tempo.
Vita sociale assente
Chi soffre di Alzheimer non riesce, tendenzialmente, ad avere una vita sociale molto attiva; tra il non ricordare i nomi e i volti delle persone, la perdita di autonomia e le patologie che possono insorgere, diventa davvero difficile mantenere vivi i contatti con le persone.
Il caregiver, in ogni caso, deve fare attenzione anche a come si comporta l’anziano quando è in casa da solo: se legge, se cucina, se va a comprare il pane e se, in generale, riesce a mantenere un minimo di contatto con la realtà. Se subentra un atteggiamento scontroso, aggressivo e ingestibile, allora è evidente che la persona non possa più rimanere a casa da sola.
Perdita dell’attenzione
Altro elemento da non sottovalutare: la perdita di attenzione sia in ciò che viene detto al paziente, sia su quanto detto/fatto da lui stesso. Dimenticare, nel caso dell’Alzheimer, è inevitabile, ma la situazione potrebbe degenerare da un momento all’altro. Di conseguenza, bisogna tenere sotto controllo se ha mangiato, se ha preso le medicine negli orari corretti, se ha preso nota degli appuntamenti medici e tutto ciò che, se non svolto correttamente, potrebbe inficiare sul suo benessere.
Stato di salute del caregiver
Il ruolo del caregiver non è per niente semplice, anzi: i livelli di stress ai quali è sottoposto sono notevoli e questo aspetto non deve passare inosservato. La vita di chi si prende cura di un familiare anziano e/o affetto da Alzheimer subisce una rivoluzione violenta e inaspettata, che può stravolgere anche le relazioni interne e le abitudini quotidiane.
Di conseguenza, se il caregiver arriva allo sfinimento, non deve provare vergogna nel chiedere aiuto, al contrario: affidarsi a strutture specializzate è la scelta migliore che possa compiere non solo per se stesso, ma anche e soprattutto per il proprio familiare.
Ovviamente, l’ingresso in una Rsa o in una struttura medico-sanitaria, deve avvenire in modo sereno e graduale; il caregiver non può sparire da un momento all’altro, ma deve accompagnare il familiare verso la sua nuova vita, facendogli capire che non ha nessuna intenzione di abbandonarlo. La cooperazione tra strutture e familiari è indispensabile per far sì che il malato si senta protetto e al sicuro.