Indennità di accompagnamento: le patologie
Tra i vari sostegni economici a carico dello Stato ed erogati dall’Inps rientra l’indennità di accompagnamento: prevista dalla legge 11 febbraio 1980, n.18, è rivolta a tutti gli invalidi civili al 100% che non sono in grado di deambulare autonomamente e, di conseguenza, necessitano di un accompagnatore che possa supportarli nelle attività quotidiane.
Consiste in un’agevolazione molto importante non solo per il soggetto invalido, ma anche per chi lo assiste: il caregiver, infatti, può utilizzare l’assegno di accompagnamento per affrontare le spese di assistenza, compreso il servizio domiciliare di personale qualificato.
Quali sono le patologie per le quali è possibile richiedere l’indennità di accompagnamento?
Possono richiedere l’indennità di accompagnamento, quindi, gli invalidi civili al 100%, in particolare coloro che sono affetti dalle seguenti patologie:
- malattie congenite, compresa
- la sindrome di Down;
- alzheimer;
- malattie mentali, comprese schizofrenia e bipolarismo;
- parkinson;
- autismo;
- cancro;
- sclerosi multipla in stadio avanzato;
- asportazione di organi fondamentali;
- problemi cardiovascolari gravi;
- Hiv in forma grave;
- problemi nefrologici;
- diabete mellito;
- artrosi e artrite reumatoide;
- paraplegia o tetraplegia;
- menomazioni permanenti, come le amputazioni;
- malattie croniche;
- postumi di episodi ischemici, compresa la paralisi.
Quali sono i requisiti per ottenere l’indennità di accompagnamento?
Per ottenere l’indennità di accompagnamento, l’Inps ricorda che bisogna essere in possesso dei seguenti requisiti:
- invalidità totale e permanente; per i minorenni e gli over 65 è sufficiente comprovare l’impossibilità di camminare da soli o di svolgere attività consone alla loro età, dato che si tratta di soggetti che non sono ancora entrati o sono appena usciti dal mondo del lavoro (per cui la loro capacità lavorativa non può essere valutata);
- impossibilità di camminare in autonomia o di svolgere attività quotidiane, a meno che non ci sia l’assistenza costante di un accompagnatore;
- residenza stabile e abituale in Italia;
- cittadinanza italiana;
- per i cittadini stranieri comunitari, iscrizione all’anagrafe del comune di residenza;
- per i cittadini stranieri extracomunitari, possesso di un permesso di soggiorno di almeno un anno.
Come si richiede l’indennità di accompagnamento?
L’indennità di accompagnamento viene erogata ogni mese per 12 mesi e ammonta a circa 520 euro. Per ottenerla, come già spiegato, bisogna dimostrare di essere in una condizione di invalidità civile totale, il cui accertamento viene effettuato da un’apposita commissione medico-legale.
Dopo aver ricevuto il verbale di invalidità civile, si può presentare la domanda online, sul sito del’Inps o, in alternativa, rivolgendosi al Patronato o a un’associazione di categoria.
L’assegno viene erogato a partire dal primo giorno del mese successivo alla richiesta, o al momento del riconoscimento dell’invalidità civile.
Cosa prevede il nuovo DDL per indennità di accompagnamento per anziani non autosufficienti?
Con la legge n.33 del 23 marzo 2023 “Deleghe al Governo in materia di politiche in favore delle persone anziane”, il cosiddetto DDL anziani, è stata introdotta un’importante novità: sulla base di alcune modifiche che dovrebbero essere apportate alle politiche di welfare destinate alla terza età, la nuova normativa prevede l’introduzione di un assegno unico, una sorta di “prestazione universale” su misura del richiedente ed erogabile sotto forma di denaro o di servizi assistenziali.
Questa agevolazione sarà aperta a tutti gli anziani che vorranno usufruirne e andrà a sostituire l’attuale indennità di accompagnamento. Il decreto dovrebbe essere attuato nel 2024, momento in cui verranno fornite maggiori indicazioni su come presentare domanda e i requisiti richiesti.