Gli anziani: una centralità che si impone

La crescita del nu­mero degli anziani è un fenomeno comune a tutto il Nord industrializzato del mondo e si appresta a diventare fenomeno mondiale.

Sorgono spontanee alcune domande: quale spazio ci sarà, in questo quadro di sovraffollamento del­la terza età, per l’anziano? Come evitare la vio­lenza e l’abbandono che nascono in una realtà sociale inflazionata dagli anziani?

Invecchiare è difficile e per invecchiare be­ne è indispensabile promuovere un atteggiamento premuroso di adulti e di giovani nei confronti degli anziani. Ciò non avviene, anzi, nella consuetudine personale, nelle priorità sociali ed economiche, sono i giovani, considerati il futuro, ad accentrare le maggiori attenzioni.

L’anziano finisce così per essere un po’ esu­le dalla sua casa, dalla sua famiglia, dalla sua stessa storia. Il caso estremo è quello degli an­ziani in istituto.

Invecchiare è difficile anche perché numerosi sono i pesi non necessari che gravano oggi sulla condizione di chi è anziano e che proven­gono dall’assetto attuale della società, da com­portamenti purtroppo comuni e che non incon­trano sanzione sociale.

L’abbandono nei confronti degli anziani è una espressione di questi comportamenti comuni e tolleranti. 

Essere abbandonati – infatti – vuol dire essere più facilmente preda della casualità, dell’ignoranza e talora anche della violenza istinti­va e strutturale. 

Diritti degli anziani diritti di tutti

C’è una comprovata carenza, nella attuale normativa, di uno speci­fico interesse al tema dei diritti degli anziani. La letteratura giuridica in materia minorile è oggi amplissima; minore attenzione è rivolta ad altre categorie di poten­ziali emarginati. 

Questo tipo di situazione è espressiva di una scelta presente nel nostro ordinamento: l’anziano in sé non è portatore di diritti particolari ma condivide i diritti propri di tutti i cittadini. Sono i diritti sanciti dalla nostra Costituzione, laddove parla di diritti inviolabili dell’individuo (art. 2), dell’impegno della Repub­blica a rimuovere ogni ostacolo che si frappon­ga allo sviluppo della personalità (art. 3), del diritto alla salute (art. 32) e alla assistenza quan­do si è inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari (art. 38).

Si tratta, dunque, di diritti universali che «possono essere guardati con nuova considerazione, per quanto appunto possano interessare gli an­ziani quali principali (ma non esclusivi) desti­natari».

Questo tipo di situazione è espressiva di una scelta presente nel nostro ordinamento: l’anziano in sé non è portatore di diritti particolari ma condivide i diritti propri di tutti i cittadini. Sono i diritti sanciti dalla nostra Costituzione, laddove parla di diritti inviolabili dell’individuo (art. 2), dell’impegno della Repub­blica a rimuovere ogni ostacolo che si frappon­ga allo sviluppo della personalità (art. 3), del diritto alla salute (art. 32) e alla assistenza quan­do si è inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari (art. 38).

Si tratta, dunque, di diritti universali che possono essere guardati con nuova considerazione, per quanto appunto possano interessare gli an­ziani quali principali (ma non esclusivi) desti­natari.

Un abbandono non necessario

Il contesto in cui ci si trova a vivere presenta aspetti inquie­tanti: l’abbandono degli anziani è una pratica ormai legittimata dalla cultura, dalle circostan­ze, da una consuetudine che non fa più scandalo. Nonostante esista una legislazione che garanti­sce i diritti di tutti, e quindi anche degli anziani, si assiste ad un abbandono conclamato e siste­matico delle istituzioni.