Disfagia anziani: cos’è e come intervenire
Forse non tutti lo sanno, ma ogni essere umano deglutisce più di 2mila volte nel corso della giornata e, per ogni deglutizione, vengono coinvolti tantissimi muscoli. Questi, con l’invecchiamento, tendono a perdere forza e coordinazione, il che comporta una difficoltà sempre maggiore nel nutrirsi correttamente. Le persone anziane incorrono spesso in questo problema, che può provocare loro non solo disagio sociale, ma anche e soprattutto gravi rischi per la salute. Il fenomeno in questione prende il nome di disfagia.
Cos’è la disfagia?
La disfagia è un disturbo della deglutizione che si manifesta con una grande difficoltà nel far passare gli alimenti dal cavo orale allo stomaco. Può presentarsi a qualsiasi età, ma è sicuramente più frequente negli anziani.
La disfagia non è una vera e propria malattia, piuttosto consiste in un sintomo che lascia presagire altre condizioni cliniche, che si manifestano con l’invecchiamento. É molto importante diagnosticare la disfagia per tempo, perché alla lunga può comportare:
- carenze nutrizionali, calo di peso, malnutrizione e disidratazione;
- polmonite ab ingestis, cioè provocata dall’aspirazione involontaria di cibi e bevande che, tramite la bocca, passano nelle vie respiratorie e raggiungono i polmoni causando infezioni;
- soffocamento, a seguito dell’ostruzione delle vie aeree per via della presenza di residui di cibo.
Quali sono le cause della disfagia nell’anziano?
Come accennato, la disfagia nelle persone anziane può essere il campanello di allarme di altre patologie ancora non diagnosticate che possono influenzare la deglutizione. Tra queste rientrano:
- morbo di Parkinson;
- ictus;
- demenza e Alzheimer;
- sclerosi multipla.
Altre cause possono essere traumi cranici, patologie respiratorie e altri fattori che possono, per esempio, alterare lo stato di vigilanza o cognitivo della persona creando una situazione di scompenso generale.
Di fronte a una situazione di disfagia non bisogna, però, necessariamente allarmarsi; questo perché i problemi di deglutizione sono molto frequenti negli anziani semplicemente per via dell’invecchiamento, quindi a causa di normali processi fisiologici come:
- la riduzione del riflesso della tosse, un meccanismo naturale di difesa che protegge proprio dall’aspirazione accidentale di cibo;
- la perdita dei denti, che impedisce una masticazione corretta;
- la riduzione della massa muscolare e dell’elasticità del tessuto connettivo del canale deglutitorio;
- una diminuzione della sensibilità del cavo orale e della faringe, che rende difficoltosa la gestione degli alimenti già a livello orale.
Ecco perché, prima di lasciarsi andare agli allarmismi, è sempre opportuno rivolgersi al medico di base per valutare tutti i sintomi.
Quali sono i sintomi della disfagia senile?
La disfagia si manifesta con sintomi molto chiari, che coinvolgono principalmente la mimica facciale: già a una prima occhiata, infatti, è possibile capire se l’anziano abbia difficoltà nella masticazione e nella deglutizione dei cibi.
Contemporaneamente, possono sorgere altre manifestazioni:
- sensazione di soffocamento;
incapacità di controllare la - salivazione;
- permanenza di cibo in gola;
- tosse in occasione dei pasti;
- sensazione di debolezza generale;
- voce gorgogliante a seguito della deglutizione;
- rigurgito nasale in occasione dei pasti;
- presenza di catarro in gola.
Di fronte a uno o più sintomi elencati, l’intervento del medico è a dir poco fondamentale.
Come si cura la disfagia nell’anziano?
Per curare la disfagia nell’anziano è necessario risalire alla causa scatenante, per poi intraprendere un percorso terapeutico adeguato. Se si tratta di disfagia orofaringea, è opportuno compiere un controllo neurologico, seguito da un incontro con un logopedista (nonché esperto della terapia della deglutizione); se si tratta di disfagia esofagea, invece, è importante intervenire con una dilatazione esofagea, in via endoscopica o tramite intervento chirurgico. In questo secondo caso è richiesto l’intervento di un infermiere specializzato e la somministrazione di pasti allo stato liquido o tramite l’uso del sondino naso-gastrico.
Se la disfagia non si rivela un disturbo preoccupante, né grave, allora si può procedere semplicemente aumentando la frequenza dei pasti e riducendone la quantità, oppure tagliando il cibo in pezzetti molto piccoli. La scelta dell’alimentazione in caso di disfagia è fondamentale e una dieta mirata dovrebbe:
- eliminare cibi che potrebbero aderire al palato, come gnocchi, biscotti, crackers e polveri come cacao e cannella;
- sostituire pasta, riso e pane con semolino, crema di riso o patate lesse;
- prediligere carne e pesce tritati, uova e formaggi morbidi, frutta e verdura sotto forma di mousse o centrifugati.
Inoltre, è consigliato optare per alimenti a basso rischio soffocamento, valutando fin da subito consistenza e densità; via libera, quindi, a brodi, minestroni e puree, per eliminare categoricamente tutto ciò che potrebbe ostruire le vie respiratorie.