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Demenza senile e bugie: riconoscere la confabulazione

Secondo le stime, attualmente sono almeno 50 milioni le persone che soffrono di demenza nel mondo, e questa cifra è destinata ad aumentare fino a raggiungere i 152 milioni entro il 2050.

I numeri sono sicuramente allarmanti, non solo per coloro che sono predisposti alla malattia, ma anche per tutti i familiari che devono imparare a vivere una realtà del tutto nuova e molto spesso difficile.

Più la patologia avanza, più il malato tende a confondere il presente con i ricordi accumulati nel corso della sua vita; di conseguenza, un “errore” che chi soffre di demenza tende a commettere, consiste proprio nel fare affermazioni scorrette ritenendole veritiere e attendibili. E questa situazione comporta non pochi problemi per i caregiver che, nel tentativo di essere d’aiuto al malato, non sa come comportarsi: bisogna dare ragione pur consapevoli che ci si trovi di fronte a una bugia o è giusto far notare al malato che si sta sbagliando?

Cos’è la confabulazione senile?

Quanto detto finora si può riassumere con il termine “confabulazione” che, in senso generale, significa raccontare fatti apparentemente veri e concreti ma mai realmente accaduti in relazione sia alla propria persona, sia agli altri. Nel caso specifico della demenza senile, accade che il malato rielabori dei ricordi aggiungendo dettagli inesistenti (quindi inventati) oppure distorti nel tempo e nello spazio.

La cosa più interessante è che, in fase di racconto, il malato è talmente convinto di quanto sta dicendo da apparire credibile, tanto da confondere chi lo sta ascoltando. Il punto cruciale della confabulazione, infatti, sta nel fatto che le “bugie” sono dette in totale buona fede, anche perché il malato non è assolutamente cosciente del proprio deficit.

Per i caregiver si rivela una situazione talvolta insostenibile, tanto da poter diventare una vera e propria fonte di stress. C’è chi crede di essere preso in giro intenzionalmente e chi, invece, si dispiace per quanto accaduto ma non sa proprio come intervenire.

Come distinguere la confabulazione dalla menzogna?

C’è differenza, quindi, tra la confabulazione e la menzogna: nella prima non c’è intenzionalità. Come già spiegato, chi è affetto da demenza o soffre di perdita di memoria non dice volontariamente o intenzionalmente una bugia, ma è la patologia che stravolge completamente i suoi ricordi e lo porta a raccontare fatti mai accaduti.

Ma come si fa a distinguere la confabulazione dalla menzogna? Di certo non è semplice, ma diversi studiosi hanno stilato un elenco di caratteristiche comuni e ricorrenti nei pazienti affetti da demenza che possono aiutare a riconoscere, perlomeno, la confabulazione:

  • i nodi vengono al pettine quando al malato viene chiesto un racconto autobiografico;
  • in genere, sia la premessa che i dettagli del racconto possono essere falsi;
    le confabulazioni non sono mai intenzionali, quindi la persona la mette in atto senza averne coscienza;
  • il racconto è spesso il frutto di un mix tra ricordi del passato ed eventi attuali;
  • i racconti si possono arricchire di dettagli storici o fiabeschi, quindi non necessariamente legati al passato autobiografico;
  • la confabulazione non nasconde alcuna motivazione intenzionale;
  • a volte, le persone affette da demenza possono prima confabulare e poi agire di conseguenza.

In genere, i falsi ricordi si rivelano quasi sempre innocui, a maggior ragione se il caregiver è consapevole del fatto che la confabulazione avviene in modo del tutto naturale poiché legata al processo di invecchiamento.

Questo, però, non risolve la difficoltà che i familiari riscontrano quando devono, poi, rispondere a una confabulazione. Purtroppo, a oggi, non esistono linee guida da poter seguire per gestire al meglio le bugie. L’unica opzione possibile risiede nel parlarne con il medico di base e con lo specialista, in modo da capire le reali esigenze del malato e poter agire di conseguenza.