Albumina bassa negli anziani: quando preoccuparsi
Quando si parla di salute e benessere nell’anziano sono davvero tanti i parametri e i valori da tenere sotto controllo; tra questi rientra l’albumina che, nonostante sia menzionata raramente, consiste nella proteina più abbondante nel plasma. Viene prodotta dal fegato e svolge tre funzioni molto importanti:
- trasporta ed elimina le sostanze di scarto espulse con le urine, come gli ormoni e gli acidi grassi;
- mantiene in equilibrio la pressione oncotica, incaricata di regolare gli scambi idrici tra i capillari e il liquido interstiziale che avvolge i vasi sanguigni e mantiene umidi i tessuti;
- costruisce una riserva di aminoacidi per l’intero organismo.
Dopo essere stata sintetizzata dagli epatociti, le cellule epatiche, l’albumina entra nel torrente circolatorio e il suo dosaggio può, quindi, essere facilmente seguito tramite un semplice prelievo di sangue (albuminemia) o di urine (albuminuria). I risultati del test condotto permettono di ottenere informazioni utili riguardo la funzionalità epatica e renale e, al contempo, la concentrazione di albumina nel sangue rispecchia lo stato nutrizionale del paziente.
Se evidenziare valori elevati di albumina è abbastanza raro, lo stesso non si può dire per una sua riduzione, causata da fattori diversi di natura sia transitoria, sia patologica. Ecco perché, a fronte di una carenza di albumina, è opportuno approfondire per risalire alla causa scatenante e intervenire tempestivamente, soprattutto nei pazienti anziani.
Quali sono le cause dell’albumina bassa?
Quando i livelli di albumina nel plasma sono bassi si parla di ipoalbuminemia, le cui cause possono essere ricondotte a condizioni di:
- deficit proteici provocati da un apporto ridotto con la dieta alimentare;
- cattivo assorbimento, per via di patologie come celiachia, morbo di Crohn, intolleranze;
aumentato catabolismo, come stati febbrili, infiammazioni gravi, cachessia, neoplasia, sindrome di Cushing, ipertiroidismo; - presenza di patologie a carico di fegato e reni.
La concentrazione di albumina, poi, può ridursi anche e soprattutto a causa di:
- cirrosi epatica;
- epatite acuta o cronica;
- anomalie genetiche;
- sindrome nefrosica e glomerulonefrite.
Anche le donne in gravidanza possono manifestare una ridotta concentrazione di albumina, da imputare alle modificazioni ormonali e all’utilizzo delle proteine da parte del feto.
Come si misura l’albumina?
L’esame dell’albumina si esegue tramite un semplice prelievo di sangue dalla vena di un braccio. Se il risultato conferma una sua riduzione, vuol dire che qualcosa non sta andando nel verso giusto e bisogna indagare più a fondo; il valore ridotto, infatti, potrebbe indicare una condizione momentanea, così come la presenza di una vera e propria patologia, acuta o cronica, che richiede un intervento medico mirato e immediato.
In generale, l’albumina bassa può dipendere da gravi carenze nutrizionali e malassorbimento oppure, dato che si tratta di una proteina prodotta dal fegato, da una grave insufficienza epatica. Non solo, perché il calo dell’albumina può essere provocato anche da un’eccessiva eliminazione con le urine, il che richiede un ulteriore esame di che permette di misurare le quantità di albumina nelle urine, cioè l’albumina urinaria.
Con questo esame, chiamato test dell’albumina urinaria, quindi, è possibile constatare se ci sia albumina nelle urine; dato che, di norma, non dovrebbe, la sua presenza può indicare una disfunzione renale o altre patologie del tratto urinario, che nei pazienti anziani non devono destare stupore.
Se dai risultati si attesta una quantità di albumina nelle urine pari o superiore a 30 milligrammi al giorno, allora il paziente è affetto da albuminuria o proteinuria, le cui cause sono da ricondurre a:
- malattie renali, come la nefrite interstiziale, la sindrome nefrosica o la glomerulonefrite;
- diabete, che può causare danni ai reni e una perdita di albumina tramite le urine;
ipertensione, che causano danni ai reni; - malattie autoimmuni, come il lupus eritematoso sistemico;
- infezioni del tratto urinario.
Si tratta, quindi, di condizioni che meritano e necessitano prima un approfondimento medico e dopo un intervento tempestivo.
Come mantenere dei livelli ottimali di albumina?
Mantenere una giusta concentrazione di albumina nell’organismo non è difficile, e lo stesso vale per i pazienti anziani; basta avere pazienza e attenersi ad alcune semplici regole:
- seguire una dieta alimentare sana ed equilibrata, che rispecchi le proprie esigenze e apporti quotidianamente le giuste quantità di proteine e di nutrienti essenziali per la salute, come pesce, carne, uova, latticini, noci, legumi, quinoa e semi di zucca;
- limitare il consumo di alcol, che alla lunga può causare danni al fegato e ridurre la produzione di albumina;
- mantenere un peso adeguato, poiché l’obesità è tra i principali fattori di rischio delle malattie epatiche;
- mantenere l’organismo costantemente idratato, perché il giusto apporto di liquidi aiuta a mantenere sotto controllo i livelli di albumina;
- evitare l’assunzione di farmaci che interferiscono con la produzione di albumina, come i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei).
In ogni caso, al primo sintomo e/o al primo campanello di allarme, è consigliato rivolgersi al medico di famiglia, richiedere un consulto e, se necessario, procedere con tutti gli esami del caso. Risalire alla causa scatenante e intervenire in modo mirato e tempestivo aiuterà di certo l’anziano a mantenersi in buona salute!