Dal paziente 1 alla dose booster del vaccino: cronologia di due anni di crisi sanitaria in Lombardia. Focus sulle province di Varese e Como (2 parte).

A questa prima ondata, più violenta in Lombardia che in tutte le altre regioni d’Italia (con più di 5000 casi per 7 settimane consecutive), ne sono seguite altre tre: in autunno 2020, in primavera 2021 e in autunno 2021, a cui si è aggiunta una lieve ripresa dei contagi durante l’estate 2021 che però non ha raggiunto in Italia la stessa intensità osservata in altri paesi europei. Prima dell’arrivo della variante Omicron, responsabile del drastico aumento dei contagi tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022 in una quarta ondata eccezionalmente forte e ancora in evoluzione, la provincia di Varese e quella di Como hanno conosciuto un picco significativo dell’epidemia tra ottobre e novembre 2020, superando rispettivamente i 3000 e i 1300 casi giornalieri. Le diverse ondate sono difficilmente comparabili tra di loro perché molti fattori concomitanti sono evoluti con l’avanzare della pandemia: una strategia continuamente ottimizzata di depistaggio e tracciamento dei casi contatto, il dispiegamento di importanti misure sanitarie, l’avvio di una draconiana campagna di vaccinazione e una migliore conoscenza della malattia e delle terapie amministrate.

 

In ogni fase della pandemia si sono verificate, in Lombardia come altrove, importanti difficoltà (organizzative, economiche, logistiche, ecc.) a mettere in atto in modo efficace e tempestivo le disposizioni delle autorità: durante la prima ondata la criticità risiedeva nell’approvvigionamento di DPI e nell’accesso ai tamponi diagnostici – benché l’ATS Insubria abbia giustificato il numero esiguo di tamponi con una politica di distribuzione regionale che si voleva proporzionale al numero di casi per provincia; in seguito è risultato complicato gestire con fluidità le prime battute della campagna vaccinale durante le quali l’efficacia degli hub era contrastata dall’insufficienza delle dosi di vaccino, dalle barriere fisiche e tecnologiche all’accesso alla vaccinazione per gli anziani, dal disfunzionamento dei portali di prenotazione (negli hub di Como, Varese e altre città lombarde, a causa di disservizi del sistema di Aria per la gestione degli appuntamenti, la campagna vaccinale ha faticato a decollare e ci sono state difficoltà a usare la totalità degli slot di vaccino attribuiti); e tutt’oggi in presenza di un aumento violento di casi legati alla diffusione della variante Omicron la politica di tracciamento e prevenzione si scontra con la difficoltà di effettuare un tampone diagnostico in tempi accettabili (si è stimato che alla fine del 2021 le farmacia di Varese effettuassero 2000 tamponi al mese, mentre la saturazione dei canali di prenotazione dell’ATS Insubria sarebbe la causa di un colossale e caotico afflusso di persone negli hub delle province).

 

 

In prima linea sul numero di contagi, la Lombardia lo è stata anche nell’avvio della campagna di vaccinazione iniziata il 27 dicembre 2020, il cui piano nazionale è stato recepito e applicato a livello regionale con la somministrazione del 100,3% delle dosi consegnate (dati del 4 gennaio 2022[1]). Gli over 80 sono i più vaccinati (oltre il 96% con la seconda dose/dose unica e quasi l’80% con la dose addizionale/booster), mentre il 14,98% dei 5­-11 anni ha già ricevuto la prima dose. Il 4 gennaio 2022 la regione ha comunicato[2] che l’87,66% della popolazione di più di 12 anni è vaccinato con un ciclo completo. Nella provincia di Varese il 79,18% ha ricevuto la seconda dose/dose unica e il 79,76% in quella di Como contro una percentuale a livello nazionale (dato del 4 gennaio 2022) dell’86,07%.

In definitiva, lo studio dei dati mette in evidenza quanto sia necessario tener conto delle specificità e delle risorse locali per comprendere le dinamiche della crisi sanitaria e intravedere gli interventi da mettere in atto per sormontarla efficacemente.