Dal paziente 1 alla dose booster del vaccino: cronologia di due anni di crisi sanitaria in Lombardia. Focus sulle province di Varese e Como (1 parte).
In quasi due anni di pandemia di Covid-19, l’Italia ha registrato oltre 6,5 milioni di casi totali (dati del 4 gennaio 2022). La Lombardia è la regione maggiormente colpita del territorio con più di 1 milione 300 mila casi, un’incidenza cumulativa (casi per 100000 abitanti) tra le più elevate d’Italia, un tasso di letalità del 2,6% (contro il 2,1% a livello nazionale) e il 25% dei decessi deplorati su tutto il territorio italiano. Quella di Milano è la provincia italiana con il maggior numero di casi totali (circa 451 870), mentre la provincia di Varese ne registra 130 314 e quella di Como 85 844. Tra le province lombarde, Varese ha attualmente il numero più alto di casi ogni 10 mila abitanti (1463), contro 1433 di Como e 1390 di Milano (dati ufficiali del 4 gennaio 2021)
Le ragioni di questi primati possono essere ricercate nella struttura demografica della regione: con 10 milioni di abitanti e una densità di popolazione di 418 abit./kmq (circa 880 000 abitanti e 734 abit./kmq per la provincia di Varese, e quasi 600 000 abitanti e 466 abit./kmq per quella di Como), la Lombardia è la regione più popolosa e la più densamente abitata d’Italia. Per spiegare l’andamento dei contagi viene spesso evocata anche la vivacità dell’attività economica e produttiva lombarda che implica un’elevata mobilità e numerose situazioni di interazione sociale e affollamento. Considerato inoltre che nelle fasi della pandemia precedenti all’avvio della campagna vaccinale, gli anziani sono stati i più duramente colpiti dalla malattia in termini di contagi e di decessi, sembra significativo mettere in evidenza anche che il 22,9% della popolazione lombarda ha più di 65 anni (il 24,1% per la provincia di Varese e il 23,3% per quella di Como) e che l’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra gli over 65 e gli 0-14 anni) della regione è del 172,3% (183,5% per la provincia di Varese e 177,9% per quella di Como) (dati ISTAT, 2021).
La diffusione del virus ha seguito in Lombardia lo stesso andamento osservato a livello nazionale con picchi di contagi e aumento di tutti gli indicatori epidemiologici (pazienti positivi con sintomi più o meno severi, ricoveri in terapia intensiva, decessi, ecc.) alternati a fasi di decrescita e bassa circolazione del virus. L’identificazione del primo caso conclamato di malattia da coronavirus SARS-CoV-2 a Codogno (Lodi) il 20 febbraio 2020 ha segnato l’inizio dell’epidemia in Italia e l’imposizione di una serie di misure restrittive (lockdown, chiusura delle scuole, cancellazione di eventi sportivi e culturali, ecc.) applicate localmente e in seguito estese a tutto il territorio nazionale. Uno studio recente[1] afferma tuttavia che nelle settimane precedenti a questa data – tra il 30 gennaio e il 19 febbraio 2020 – erano già presenti in Lombardia 527 casi di malati sintomatici, concentrati per il 53% nelle province di Bergamo e Lodi (a Varese 1 caso, a Como 3), e che il 9 marzo (due giorni prima del lockdown nazionale) si registravano almeno 250 casi supplementari in 11 delle 12 province lombarde (267 per la provincia di Varese e 293 per quella di Como) e oltre 16 100 a livello regionale. In questa fase, tutte le province sembrano mostrare un andamento dei tassi di riproduzione Rt caratterizzato da una crescita esponenziale seguita da un declino dovuto all’introduzione delle misure sanitarie. È stato stimato che già a metà febbraio 2020 l’Rt era superiore a 1 in alcune province e lo è rimasto quasi ovunque fino all’inizio di marzo nonostante il rallentamento dovuto ai provvedimenti di emergenza. Questa dinamica di diffusione latente, che ha preceduto qualsiasi intervento contenitivo anche individuale, può spiegare l’esplosione precoce del numero dei contagi e la rapida saturazione del sistema sanitario lombardo.